Intervista ad Eveline Durand

Ciao Eveline, e grazie di aver accettato di rispondere a qualche domanda. 

Ho amato il tuo libro e non potevo sopprimere la mia curiosità, dovevo sapere di più di te e di Collezione Privata.

Vorrei iniziare da te, e da chi è Eveline Durand nella vita quotidiana.

Ciao! Intanto grazie per aver pensato a me. Mi fa un effetto strano rispondere alle interviste, per fortuna non si vede che sono nervosa!

Nella vita quotidiana sono una mamma a tempo pieno che si occupa di tante passioni, facendole diventare occasioni per crescere e reinventarsi.

Oltre ad avere il superpotere di scrivere senza accusare stanchezza, faccio parte di un’associazione culturale che organizza cene con delitto interattive e ricostruzioni storiche ambientate nell’epoca vittoriana.

Ma queste sono solo alcune delle cose che faccio… Non mi fermo mai, mio marito ha la pazienza di un monaco tibetano.

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Come e quando ti sei scoperta scrittrice? Da dove nasce la tua passione?

La mia passione è emersa quando ancora vivevo in Spagna, la mia terra natale. A nove anni scrivevo le mie avventure sul cartoccio della merenda e successivamente, a undici, ho avuto in regalo la mia prima Olivetti.

Altro che Barbie!

È stata mia madre a trasmettermi l’amore per la lettura, da sempre. Nella mia famiglia siamo tutti artisti: scultori, designer, artigiani… Io sono la scrittrice di casa.

Qual è il tuo rituale per scrivere, se ne hai uno? Hai bisogno di un habitat (come le tue creature) in particolare?

Bella domanda! Di solito prendo molti appunti e così, senza accorgermene, ho sviluppato un vero e proprio feticismo per le penne.

Ne ho moltissime, tutte diverse, disseminate in casa e intorno ai due computer su cui lavoro. Ho un reale bisogno di affiancare la scrittura analogica, di pugno, a quella da tastiera.

Anche alle fiere del libro, le mie colleghe mi prendono in giro perché arrivo con il mio arsenale di cancelleria, con almeno due astucci pieni e una moltitudine di penne colorate. 

Senti, io in testa al momento ho solo una parola che gira e rigira: Criogenetica?! Non mi sembrava affascinante prima di Collezione Privata. Da totale profana, mi ha rapito. Da dove parte l’idea? (Non mi dirai che nascondi un elefante polioculus indiasiano?)

No, niente elefante! Però amo i rettili e ho un drago barbuto in età adolescenziale (pure lui, come mio figlio).

Quando scrivo qualcosa sento l’esigenza di documentarmi, come tutti, però questa volta ho dovuto studiare sul serio e a fondo, certi meccanismi della criogenesi (tanto per non venire insultata da un lettore esperto in materia).

L’idea di un collezionista cinico e spietato mi è venuta grazie al romanzo di H. G. Wells: L’isola del dottor Moreau. È un classico del secolo scorso che potrebbe essere considerato uno steampunk, per le sue idee innovative.

La materia non è affatto affascinante, ma dovevo rendere gli studi del mio sexy e burbero dottore realistici al massimo, quindi mi sono messa sotto, inventando perfino una proteina per risolvere i problemucci odierni dell’ibernazione.   

La trama è molto complessa, nel libro accadono davvero tante cose. La grande domanda che mi spingeva a continuare a leggere, però, era: ma questi due, che intenzione hanno?

Sei consapevole di aver fatto sudare freddo i tuoi lettori?

Lo ammetto candidamente: era la mia intenzione dal principio!

Avrei voluto aggiungere meno ingredienti alla storia, ma poi diversi fattori hanno preso il sopravvento.

Un intrigo e un omicidio… perché non metterli? E potevo lasciare Stila ad annoiarsi nel castello? Perché non farle vivere un po’ di avventura (e far venire un mezzo infarto a Julian)? 

Ho rischiato grosso, mescolando tanti sottogeneri e aggiungendo un numero considerevole di personaggi, ma grazie ai miei foglietti pieni di appunti (vedi sopra) sono riuscita a collegare più o meno il tutto e a far girare gli ingranaggi. Con il senno di poi, posso dire che non cambierei niente. 

La tua Stila è un osso duro, ma quanto di Eveline c’è in lei? In qualche altro personaggio hai celato un pezzo del tuo carattere?

Credo che ci sia sempre un po’ di noi nel nostro protagonista. È accaduto anche a me, così ho infuso in Stila la mia caparbietà (ehm… ostinazione) e il senso della giustizia (non mi faccio mai i cavoli miei). E siccome era una mia creaturina che potevo modellare a piacimento, ci ho messo la purezza di animo che ogni persona vorrebbe avere, un po’ come la Fata Madrina con Pinocchio. Per fortuna ha anche dei difetti, altrimenti non sarebbe stata realistica (parlo di quante volte cambia idea e fa impazzire Julian, soprattutto verso la fine).

Una curiosità: Romery Blanchard è la copia sputata di Stefano, il mio migliore amico, sia come aspetto che come carattere. Quando ha letto il libro ha storto un po’ il naso, ma poi ha dovuto soccombere alle manie di onnipotenza della sua amica scrittrice… ah ah ah… (e con questo mi sono giocata l’intervista).

Io ti ringrazio di averci svelato alcuni retroscena e qualche curiosità, e spero di rincontrarti presto per nuovi progetti!

Lascio a te chiudere l’articolo: hai alcune righe per dire ciò che vuoi ai tuoi lettori!

Cari lettori, voi siete i nostri giudici, i nostri carnefici e la voce che potrebbe farci raggiungere vette inimmaginabili. Avete in mano un grande potere, quando iniziate un libro senza sapere dove vi porterà.

Pensate a quante ore di concentrazione ci sono volute, provate a immaginare quanti momenti emozionanti hanno dato vita al romanzo che state per leggere.

Siate gentili, anche se non è un capolavoro, perché quello scrittore ha aperto una breccia per farvi dare un’occhiata alla sua anima.

Eveline

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