Intervista a Dani Fiorenza

Buongiorno a tutti i lettori!

Oggi facciamo la conoscenza di Dani Fiorenza, autore di Tutto quello che mi succede è colpa mia, raccolta esordio di racconti brevi.

Considerato che da poco sei uscito allo scoperto, raccontaci chi è Dani Fiorenza.

Sono uno che ama intrattenere e divertire la gente. Ho iniziato a sedici anni con la recitazione, entrando a far parte di una compagnia teatrale. Dopo un po’, però, mi sono accorto che la recitazione e il teatro iniziavano a starmi stretti. Volevo raccontare alla gente qualcosa di mio, qualcosa che mi appartenesse veramente. Così mi sono iscritto alla Scuola di Cinema di Firenze e ho iniziato a scrivere e dirigere i miei primi cortometraggi. Negli anni poi, oltre a lavorare come assistente alla regia per alcune case di produzione, ho collaborato anche come autore per alcune agenzie pubblicitarie. Alla fine, che si tratti di un corto o uno spot da realizzare non importa, l’importante è che sia una bella storia da raccontare.  

Il tuo libro mi ha conquistata. In alcuni momenti confesso che le situazioni da te descritte, anche se estremizzate, mi suonavano veritiere. Quanto la realtà e la società in cui viviamo hanno influito sulla creazione dei tuoi personaggi?

Come diceva il buon vecchio Bukowski, “la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto“. Oggi, per come vanno le cose, la società offre una miriade di spunti creativi. Siamo tutti stressati, fuori di testa, incapaci di ragionare in maniera lucida.  E con l’avvento degli smartphone e del web siamo entrati in uno stato di alienazione che ci ha dato il colpo di grazia. Siamo sempre lì a chattare, con gli occhi su uno schermo, e abbiamo perso ogni contatto con la realtà, non siamo più in grado di gestire in modo normale quello che ci succede intorno. E tutto questo, come ho detto prima, ci rende persone “anormali” che spesso fanno cose “anormali”. Per uno come me, che ama il grottesco e il surreale, è una situazione ideale.

So che hai viaggiato molto e hai vissuto all’estero per alcuni periodi. Avere l’opportunità di vedere e conoscere luoghi diversi tra loro, ma anche culturalmente vivi, come Londra e Los Angeles, quanto ha condizionato il tuo libro?

Ad essere sincero, non molto. Non è un luogo e la sua cultura ad ispirarmi, ma sono i singoli fatti e le piccole azioni che vedo quotidianamente. Una conversazione, un litigio, un qualcosa di semplice e banale che però, per qualche motivo, colpisce la mia attenzione. Quello che poi faccio, che mi viene facile e mi diverte anche, è prendere quell’evento banale e insignificante e farlo diventare una storia dagli sviluppi assurdi.

Qual è il tuo personaggio preferito e perché?

Sicuramente Savio, l’ingegnere del racconto L’amaro è di chi muore che scopre, durante una visita medica, di essere morto. Rappresenta al meglio la follia e allo stesso tempo la tristezza di tutte quelle persone che non riescono a rendersi conto dell’insensatezza delle loro azioni neanche di fronte all’evidenza. Proprio come Savio, che nonostante sia morto è convinto di poter continuare a vivere con la moglie come se non fosse successo niente.

Come mai la scelta del racconto breve?

Mi piace colpire e stendere il lettore subito, senza troppi fronzoli o giri di parole. Poche pagine, ti travolgo e poi via, si ricomincia di nuovo, altro giro altra corsa.

Quando hai iniziato a pensare di voler entrare a far parte del mondo della scrittura?

A quindici anni mi trasferii a Siena con tutta la mia famiglia e nella nuova scuola che frequentavo ebbi un’insegnante d’italiano la quale, oltre a darci compiti a casa riguardanti il programma scolastico, ci dava anche esercizi di scrittura creativa, tipo sviluppare personaggi fantasiosi, scrivere racconti brevi, realizzare script per cortometraggi. Iniziai così a scrivere a ruota libera tutto quello che mi passava per la mente e la cosa mi entusiasmava. Ecco, in quel preciso momento decisi che avrei scritto per il resto della mia vita.

Questa è davvero una bella risposta!

Confessaci il momento più demotivante che hai vissuto durante la gestazione del libro, e il più incoraggiante.

Sicuramente il momento più demotivante è stato il periodo in cui proponevo la mia raccolta alle case editrici. Era un continuo susseguirsi di “no grazie, l’opera non rientra nei nostri piani editoriali”. Avevo messo in conto che per un’opera esordiente, per di più una raccolta di racconti, sarebbe stato difficile trovare qualcuno intenzionato a pubblicarla, ma nonostante fossi psicologicamente preparato, il morale era piuttosto giù. Il momento più emozionante, invece, è stato quando ho lanciato il libro al Salone del Libro di Torino 2017. Piccole soddisfazioni che non hanno prezzo.

Tutto quello che mi succede è colpa mia. È sempre così?

Purtroppo sì. E’ inutile girarci intorno e cercare una scusa o qualcuno a cui dare la colpa. Tutto quello che ci succede è colpa nostra. Non ci resta che metterci l’animo in pace e convivere con questa cosa.

Hai a disposizione tutto lo spazio che vuoi. Dì qualcosa ai tuoi lettori!

Quando leggerete i miei racconti, per favore, state al gioco, accettate lo “scherzo”. A volte è bello credere che ciò che è, in realtà non è, e ciò che non è, in realtà è.  

Grazie Dani di aver accettato l’intervista! Sicuramente avremo occasione di incrociare ancora le nostre strade!

Ricordiamo il link da cui è possibile acquistare Tutto quello che mi succede è colpa mia!

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Tutto quello che mi succede è colpa mia