Intervista Fuori dal Sacco

Buongiorno a tutti!

Considerato che recentemente abbiamo conosciuto alcuni autori di romanzi (molti seguiranno! Occhio!), scoprendo di più sul mondo dell’editoria e su quanto lavoro ci sia dietro un libro, mi è parso opportuno proporvi anche uno sguardo sul mondo del fumetto.

Qui con noi, oggi, ci sono alcuni membri di Fuori dal Sacco (nonché vincitori del concorso Fabbrica Salerno), che gentilmente hanno accettato di renderci partecipi di ciò che fanno.

Ma non perdiamoci in chiacchiere!

Ebbene, ci spiegate chi siete?

Giulio: Fuori dal Sacco è un collettivo di fumettisti emergenti, che sentono l’esigenza di confrontarsi fra di loro e con il pubblico. Da un anno pubblichiamo storie scritte e disegnate da noi sul nostro sito, organizziamo mostre dei nostri lavori e partecipiamo ad eventi dedicati al fumetto. Per l’anno prossimo, abbiamo intenzione di stampare qualcosa: le idee non mancano, ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Perché la scelta del nome Fuori dal Sacco?

Giulio: Perché è un nome che riflette una condizione comune a tutti noi del gruppo. Ci siamo dedicati a questa passione da sempre, ma nessuno, finora, si era davvero esposto… certo, magari qualcuno ha pubblicato su internet qualcosa prima dell’anno scorso, ma in maniera meno convinta e “ufficiale”. Spesso, questo ha portato anche ad una subdola, inconscia, pigrizia artistica: mi limito a disegnare quello che mi dicono alla scuola di fumetto, o a disegnare sempre allo stesso modo… cose che penalizzano la crescita personale. L’appartenenza al collettivo, per noi, è un modo di mettersi in gioco, di rivendicare una voce propria, un modo, appunto, di “tirare la testa fuori dal sacco”, secondo la popolare espressione locale.

Cosa disegnate?

Gianmarco: Probabilmente la parola arte sequenziale riesce a caratterizzare meglio la tipologia di prodotti realizzati dal nostro collettivo; a pochi di noi di Fuori dal Sacco interessa il disegno fine a sé stesso, la pin-up per intenderci, quanto piuttosto messo al servizio della narrazione, a raccontare… una storia, ecco. Che poi si tratti di fumetto, che è il nostro media prediletto, di racconti illustrati o di cortometraggi (ne stiamo realizzando  uno doppiato con le nostre belle voci per giunta) poco cambia…

Ci parlate di Fabbrica Salerno, concorso che vi vede tra i vincitori?

Giulio: Fabbrica Salerno è un’iniziativa sostenuta dal comune di Salerno e dal Ministero, con l’obiettivo di individuare e di far crescere realtà locali innovative, nei campi più svariati: dalla musica alla moda passando per lo sviluppo di software… fino ad arrivare al fumetto. Abbiamo vinto il concorso che metteva in palio, per dieci iniziative giovani, un finanziamento di 1000 euro e un periodo di coaching da parte dello staff di Fabbrica. Ci stanno aiutando ad incanalare Fuori dal Sacco in modo che sia produttivo ed economicamente sostenibile. Il primo frutto di questa collaborazione è il sondaggio d’opinione che trovate sulla home del nostro sito, “Il fumetto secondo te”. Comprendere i gusti e le aspettative del pubblico potrà servirci a riflettere sulla direzione che i nostri fumetti prendono.

Ci spiegate come nasce un fumetto? Cosa fa partire l’idea? Quali sono le figure coinvolte?

Giulio: Domanda difficilissima! Più che altro perché non c’è una risposta univoca… l’idea può nascere in tantissimi modi: osservazione dalla realtà, un disegno che sembrava non andare da nessuna parte e che invece ti suggestiona, la bozza di un testo… tante cose diverse. Il lavoro che porta alla storia finita passa per varie fasi. Bozzetti preparatori, scrittura di massima della storia, sceneggiatura, layout delle tavole, e poi disegno effettivo (su carta o a computer): matita, inchiostro, colore o mezzi toni. Detto così sembra schematico, ma è un processo molto ricorsivo, spesso andare avanti ti fa tornare indietro per correggere qualcosa. E poi ogni storia ha le sue eccezioni, soprattutto a seconda delle persone coinvolte: se devo disegnare una storia scritta da me, magari non sarò “troppo” attento alla sceneggiatura, tanto è tutto nella mia testa. La collaborazione fra figure con diversi ruoli (scrittore, disegnatore, inchiostratore, colorista, ecc) porta necessariamente ad una chiarezza maggiore nella distinzione dei passaggi.

Gianmarco: Idem per me non c’è un’unica soluzione. Principalmente resto colpito da qualche episodio accadutomi o di cui vengo al corrente e da lì parte l’idea per una storia. Altre volte invece mi affeziono ad un personaggio e scelgo di voler scrivere una storia e far muovere un mondo intorno alla sua personalità. Personalmente preferisco ci sia sempre un elemento di realismo nelle mie storie, anche quando il fantastico è molto presente. Per la realizzazione mi faccio un’idea delle scene chiave, come in un film e successivamente penso a trovare un filo conduttore. Poi solitamente layout veloci, decido quali vignette devono essere più grandi delle altre e inizio a costruire le matite alternando digitale a tavoletta e disegni a mano con l’uso di reference fotografiche. Stampo la tavola in ciano per l’inchiostrazione ed eventuali mezzi toni che posso inserire anche nella fase di post-produzione in digitale, comprendente anche il lettering. ‘Ovviamente’ da buon disordinato l’abitudine di pensare a grandi linee ai dialoghi e scriverli solo dopo che ho realizzato i disegni….

Cosa rappresenta il fumetto nelle vostre vite?

Giulio: Per me è innanzitutto la parte più consistente delle mie letture, fin da quando ero piccolo. E’ un linguaggio che mi ha sempre suggestionato moltissimo, e per me leggere, scrivere e disegnare sono attività strettamente correlate: la lettura stimola il mio mondo interiore, la mia esigenza di raccontare. Ho conosciuto persone che fanno fumetti senza leggerne, per questione di tempo o di inclinazione: la trovo una cosa inspiegabile, non so come facciano.

Gianmarco: Un’ arte marziale, una tecnica di difesa contro il piattume della routine, e per esorcizzare situazioni e circostanze sgradevoli. Una giornata va’ storta? Ci faccio un fumetto. Qualche soggetto particolarmente irritante? Puff lo metto in un fumetto. C’ è questa spinta, un po’ shonen, che sento nel fumetto a voler sempre superarmi e a misurarmi competitivamente con gli altri. Ma soprattutto come un’ arte marziale , richiede molta disciplina.

Michele: una volta intrapreso questo percorso tutto il mondo del fumetto fluisce nella tua vita quotidiana. I palazzi li vedi a linee e schemi, ormai! Sono completamente assorbito dal disegno.

Inserite mai voi stessi all’interno di un fumetto?

Gianmarco: Assolutamente. Abbiamo iniziato con gli innocui cameo, poi con ruoli di comprimari in storie brevi e infine…Nella mia ultima storia per Fuori dal Sacco (Palle in testa, a breve -si spera- sul sito) son lì per quasi 20 tavole ad affrontare creature di ogni genere in una pittoresca estremizzazione della mia presa di coscienza riguardo il voler fare fumetti. L’idea sarebbe poi di produrre uno stampato con storie che raccontano un po’ il nostro coming out Da qui a produrre action figures e delle statuette d’oro che ci raffigurino, il passo è breve…

Quanto è dura la strada da percorrere, ossia che studi avete seguito e per quanto tempo?

Gianmarco: Più che dura almeno per me direi incostante. Di sicuro una formazione poco disciplinata e frammentaria ha contribuito, anche perché’ solo pochi di noi hanno seguito il canonico percorso formativo presso una scuola di fumetto. Nel mio caso un percorso scolastico ed accademico che nulla ha a che vedere con il fumetto(ingegneria) e una formazione artistica per lo più autodidatta, costellata ogni tanto di corsi brevi di varia natura e di lezioni presso professionisti Sono circa 10 anni che ho iniziato a usare la matita più costantemente, ma 6 in cui ho pensato che il fumetto potesse diventare qualcosa di serio. In questo lungo lasso sono stati molti i momenti in cui la voglia di sperimentare e di spaccare il mondo c’è stata e ho avuto modo di compiere evidenti salti di qualità- Altrettanti di stanca in cui mi son detto: ora basta metto la testa a posto e faccio l’ingegnere (quasi tutti noi sacchi come i veri supereroi ci barcameniamo nella doppia vita ).

Ad oggi, pensando a tutta la strada percorsa (anche se molta ne resta da fare), cosa ne pensate? Siete soddisfatti dei successi ottenuti o preferireste aver fatto qualcosa diversamente?

Giulio: Per quanto riguarda Fuori dal Sacco, penso che sia presto per dirlo. Penso che potremmo saperlo almeno l’anno prossimo se abbiamo perso tempo oppure no… per il momento non riesco a fare un bilancio oggettivo fra soddisfazioni e fatica impiegata. Quello di cui sono sicuro è che il nostro futuro passa per una presa di coscienza: i fumetti non sono solo cose che noi facciamo, ma sono soprattutto cose che altri leggono. Dobbiamo scrollarci di dosso le insicurezze e le comodità della sperimentazione “da novellino”, perché si frappongono fra noi e il pubblico. Parlando di me, ho accumulato diverse lacune negli anni, per una combinazione di indisciplina e pigrizia, e sto tentando di colmarle negli ultimi tempi. Negli ultimi mesi mi sono dedicato principalmente alla scrittura, ma l’anno prossimo sono determinato a prendere di petto anche il disegno.

Adesso una domanda più personale: cosa vi dicono le ragazze quando ad un appuntamento confessate di essere fumettisti? 

Giulio: “Confessate” è una parola grossa, le confessioni riguardano cose imbarazzanti o tragiche, e fare fumetti non è né l’una né l’altra 😀 Al di là dell’interessamento per il campo specifico, che ovviamente varia da persona a persona, quello che spero di trasmettere quando parlo di fumetto con qualcuno è l’entusiasmo che mi muove, qualcosa di positivo e coinvolgente. A me non piace annoiare gli altri né monopolizzare la conversazione, quindi riesco di parlare anche di altro… tranne che di sport. Là proprio zero.

Gianmarco: La reazione più frequente che una ragazza tira fuori quando dico di fare fumetti è Wow allora questo vuol dire che sai fare i ritratti, perché me lo fai , vero? Ecco perché è da un po’ che non metto spontaneamente in mezzo l’argomento…

Potete dire quello che volete nelle seguenti righe. Parlate liberamente con i vostri lettori!

Giulio: Siamo al lavoro su tante cose. Storie nuove, pubblicazioni cartacee, sito nuovo, logo nuovo… tutto per voi. Seguiteci!

Gianmarco: Fanciulli e fanciulle leggeteci e dateci quanti più feedback possibili. Anche le critiche più feroci  possono essere fondamentali in questo periodo di restyling del nostro sito e dei nostri contenuti…Ovviamente poi eventuali criticoni  conoscerebbero  il lato oscuro di Fuori dal Sacco… ma questa è un’altra storia!

Ringraziandoli ancora per essere stati con noi, e ansiosi di leggere (e recensire) il prima possibile un loro fumetto, vi ricordo i loro link e di partecipare al sondaggio che i ragazzi di Fuori dal Sacco stanno promuovendo!

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